— Ah se il barone, l’amico vostro vi sentisse!
— Per carità non me ne parlate.
— Il solo suo nome vi ributta — e me! non debbo io sopportar la sua presenza, vivere sotto lo stesso tetto con quell’uomo che ha scroccata la mia gioventù, s’è impadronito della mia vita, ha ucciso il mio cuore — mi ha rubato per sempre la libertà di pensare, di amare!...
Il suo viso sfavillava di un odio ineffabile, il suo sguardo abbacinava quello di Zaverio.
S’interruppe: aspettava forse una risposta.
— Capite? riprese dopo un po’, voi mi parlate di tormenti; ne avete che valgano i miei?
Zaverio la guardava sbalordito.
— Avete ragione, disse.
— Ah grazie! ho ragione; lo so io! voi vi degnate di riconoscerlo? quanta generosità. E per conforto mi offrite il vostro amore!
Gli si avvicinò e disse con un singolare tono di voce.