Si faceva notte, il raso della tappezzeria cangiava la sua tinta azzurra in un nero cupo sul quale i filetti d’oro lucevano come sopra le paramenta di un mortorio.
Donna Vittoria era ricaduta spossata sul divano ma teneva gli occhi sopra il capitano.
— Che fate lì in piedi? Accomodatevi. Non siete voi un amico del padrone? non vi ha egli ammesso nell’intimità della casa?
— Nessuno può darmi il diritto d’infastidirvi.
— Andate dunque!...
In quella, Concetta recò il lume e venne a dire che il barone chiedeva notizie della signora.
Donna Vittoria gli fe’ rispondere che restasse servito e chiese a Zaverio se egli ci teneva molto a far credere al marito che lo sfuggiva. E Zaverio si trattenne ancora.
Il barone fu sorpreso di trovare la moglie alzata e d’incontrare il capitano da lei.
Era la prima volta ch’ella riceveva un uomo nel proprio appartamento.
— Il capitano è stato cortese, disse donna Vittoria; a differenza degli altri vostri amici, egli si è ricordato del suo dovere ed è venuto a visitarmi.