Il marito fu molto discreto; salutò garbatamente Zaverio; solo osservò alla baronessa che ella si strapazzava un po’ troppo.

— Oh se non fosse stato lui, una persona così intima vostra, non l’avrei ricevuto in questo stato; ma ero tanto aduggita, abbiamo chiaccherato un poco e mi ha fatto bene. Il capitano discorre piacevolmente; egli ha avuto di così bizzarre avventure!

Zaverio la guardava stupito ed inquieto, ma non aperse bocca.

— Ah! sì? che senta anch’io... continua pure, soggiunse il marito.

Il capitano non sapeva che dire; per levarsi d’impiccio osservò che la signora doveva essere stanca.

— Ho capito, vi lascio in libertà di farvi le confidenze, sclamò la baronessa ironicamente, e levatasi rientrò nelle proprie stanze.

I due uomini rimasero impacciati l’uno in faccia all’altro un qualche minuto; poi Zaverio, tanto per far qualcosa, salutò il barone e prese congedo.

Il barone lo accompagnò fino sulla soglia dell’anticamera e con un — arrivederci — asciutto asciutto, lo lasciò.

Mentre Zaverio stava per scendere le scale, s’aperse un usciolino sul pianerottolo e ricomparve la baronessa: la quale gli disse sottovoce con una certa vivacità:

— Io ho detto che eravate venuto a farmi visita: ciò non è vero: perchè non avete protestato?