— Senti cosa dice.
Gustavo stette in ascolto: nessun altro suono che il ciangottare dell’acqua di sotto.
— La sua voce non inganna, — riprese Krimilth, — egli narra che è nato su su in alto, sopra le nebbie, sopra le nubi, al sole: era limpido, era fresco, era solo. Perchè non restò sulla sua cima? — Lo sedusse il desiderio dei ciclamini profumati, lo invogliarono le ninfee del lago e l’erbe della valle e discese. Ma i ciclamini e le ninfee e l’erbetta sono forse fatti per lui che non può mai fermarsi? e va ramingo per clivi e burroni senza posa ed è stanco stanco.... ma il suo corso è lungo ancora e travaglioso — la meta lontana lontana.... scenderà; scenderà per altri clivi e burroni, scorrerà per altre valli innumerevoli....
Krimilth tacque — il torrente borbottava lamentevole fra i ciottoli.
La fanciulla era sempre intenta ad ascoltare: di quando in quando rabbrividiva.
Gustavo la prese dolcemente per mano, la tirò indietro, la fece sedere accanto a sè sopra un banco là vicino. Poi le parlò lungamente di cose comuni, di Karl, di suo padre, di sua sorella.
Krimilth gli disse:
— Non capisco bene, ma la tua voce è cara, cara....
Poi chinò il capo sulla sua spalla e, mentre il giovine parlava, si addormentò.