Il viso di Krimilth si abbuiava, ogni lume d’intelligenza era svanito; non appariva più che una povera cieca, un’idiota per giunta. Anche il suo linguaggio aveva perduto la chiarezza. Borbottava:
— Peyrat, non conosco.... padre.... non conosco.
Gustavo tacque stupito.
Ella si levò poi e barcollando, camminando a tentoni, chiamava con voce lamentosa:
— Karl, fratello Karl!
Il montanaro accorse, le passò il braccio sotto il suo.
— Mi sono smarrita, — gli disse con voce stanca, — mi hanno tratta in inganno.
E s’avviarono insieme per la scesa, lui sorreggendola — ella incespicando e tenendosi forte in guisa da sembrar tutt’altra da quella di prima.
Come rimanesse Gustavo a questa scena si può pensare; si persuase come gli altri che fosse pazza, eppure non poteva non riflettere al senso delle sue parole e sentiva il bisogno di trovarcene uno. Sentiva anche una gran pena, una malinconica tenerezza di trovarsi con lei un’altra volta.