— Non ho nulla da dire, — mormorò Gustavo con una timidezza di cui quindici giorni prima si sarebbe vergognato.
— Nulla! non sei venuto da lontano per parlarmi? Oh io lo so, sai. Senti, in questo esiglio di tenebre io non ho nessuno che mi conosca; e, all’infuori di Karl, nessuno che mi voglia bene; non mi comprendono, quando parlo non mi rispondono, una volta non era così....
— Una volta? quando? — domandò involontariamente Gustavo.
— Non so più, e tu te lo ricordi; certo che sì, perchè allora si viveva insieme. Dunque ascolta; quando qualche tempo fa sentii che tu dovevi arrivare dal paese dove il sole brilla continuamente, io ti venni incontro e ti ho ritrovato. Poi son venuti a separarci, ora però ci lascieranno in pace.
E terminò ripetendo con supplice insistenza:
— Parla.
Gustavo per compiacerla le contò la grata sorpresa del suo incontro la prima sera, poi la lunga attesa, il desiderio di rivederla....
Krimilth l’ascoltava ansiosa ed impaziente; se egli si fermava un momento lo stimolava con un e poi? e talvolta aggiungeva: — ora mi par di ricordare. Se il giovine le chiedeva di che cosa? ella tornava a dirgli: — parla.
Ed ascoltava poi, sempre più avidamente. Corrugava la bianca fronte, come ad aguzzar l’intelletto; un breve sorriso le balenava tra le labbra; poi tentennava il capo e corrugava la fronte ancora.
Ad un punto lo interruppe, gli strinse il braccio con la sua mano sottile: