La giovinetta crollò lentamente il capo e soggiunse:

— Perchè il fratello Karl non dice il vero? perchè il giovine forastiero si nasconde?

— Egli temeva di far dispiacere alla sorella Krimilth.

— Dispiacere?... — ripetè la giovinetta corrugando leggermente la fronte, — digli che s’accosti.

Gustavo uscì dal suo nascondiglio e salì sul sentiero.

Krimilth gli porse la mano; quando il giovane gli ebbe data la sua, ella la strinse forte e continuò prestamente la sua strada tirandolo con sè.

Poco più in là il sentiero si biforca: da una parte sale dritto al colle di Olen, le cui rupi nude e le cui morene simili a grandi mucchi di pietre chiudono in fondo l’orizzonte; — dall’altro verso cala al laghetto di Gabiet. Quest’ultima era la strada che Gustavo aveva fatta con Karl alcuni giorni prima; per essa lo trasse Krimilth. Scesero sulla riva, proseguirono verso il nord, passarono in mezzo ai rododendri e risalirono qualche centinaio di passi su fra gli abeti. Giunsero così ad un praticello piano, raccolto in una piega del monte, riparato dai venti, dalle bufere di neve che scendono turbinando dai ghiacciai per precipitarsi nella valle, nascosto a tutto l’universo, fuorchè al sole di mezzodì il quale vi getta per alcune ore ogni giorno i suoi raggi fecondi, vi alimenta un’atmosfera tiepida e uguale, un lungo sorriso di primavera dal giugno all’ottobre. La flora montanina vi prodiga tutte le sue ricchezze. In alto gli abeti, più giù i bruni cipressi, i pini nani; tappezzano le pareti della roccia i licheni e crescono nei crepacci i rododendri, le saxifraghe e la minuta progenie dell’erbette filiformi coi fiorellini dai mille colori; al piè della rupe i capelvenere e la immensa, l’antica famiglia delle felci. Un piccolo rivoletto orlato di ciclamini scende obliquamente fra mobili macchie di ontani. Addossata alla rupe dominava questo piccolo paradiso alpestre una capannetta, grande appena alcune braccia. Era opera di Karl; egli l’aveva costrutta di rami di pino ripuliti, disposti con bel disegno e con una diligenza da non dirsi. Era difatti riuscito un piccolo capolavoro nello stile dei mobili da giardino, un grazioso giocattolo.

Krimilth vi condusse Gustavo; doveva esser quella la meta solita delle passeggiate di lei, la sua sosta, il suo rifugio. Dentro alla capannetta non c’era che un mucchio d’erba scelta con cura fra la più minuta e la più profumata.

Sederono sovra un masso quadrato posto avanti alla porta. Poi la giovinetta disse sottovoce al suo compagno:

— Parla dunque, qui non ci ode nessuno; in questo buio fitto che di solito mi circonda ho dimenticato quasi ogni cosa; ma le tue parole mi faranno ricordare. Non dici nulla?