Ella non aveva più nessuno.

A lui premeva liberarsi di lei, e ne cercava il modo.

Ella invece mutò contegno ad un tratto; fatta ardita dalla disperazione, ricusò tutte le proposte che egli le fece l’una dopo l’altra.

Proposte magre: egli non aveva quasi danaro e aspettava ancora il pagamento della prima rata dell’appalto. Bettina non fece che ripetere:

— Io resto con te.

Allora Riccardo voleva andare in collera: chiamava in soccorso le più ruvide espressioni, il più beffardo dei suoi sorrisi, il più assoluto dei suoi gesti da tiranno.

Ma Bettina gli si buttava al collo furiosa e stringendolo fino a soffocarlo gli gridava:

— È inutile, io non vado.

Ed egli che doveva fare? cedeva: il suo cipiglio artificiale svaniva davanti a quell’impeto di passione, — si stizziva di non sapersi stizzire davvero.

— Sai, — ella soggiungeva con una tenerezza prepotente, — non sono mica più quella minchiona d’una volta quando mi facevi scavalcar la finestra a piedi scalzi. Allora non sapevo neppure odiarti ed ora ti amo, capisci, tu sei mio.