Il vecchietto entrò poco dopo. La signora gli indicò l’angolo della finestra, egli vi si ritirò, sedette sopra uno sgabellino, chinò la testa fra le ginocchia e rimase là immobile colla docilità di un cane di guardia.
Il dottore, in piedi davanti la signora, aspettava ch’ella parlasse.
— Ho dovuto venir di notte, mentre Zaverio dorme; io non l’abbandono mai, — e sono qui per lui. Voi avete detto ieri che, per curarlo, vi bisognava saper tutto e ciò che ho da dirvi non potevo dirlo che a voi da sola a solo.
Il medico indicò con un cenno del capo Gabriele.
— Oh! egli sa che il suo dovere è di non sentir nulla.
La camera era del resto abbastanza vasta perchè non si capisse da un capo all’altro quel che si diceva.
Il medico prese una sedia e le si pose di fronte.
La baronessa gli raccontò rapidamente, senza troppi particolari, le strane circostanze in cui aveva conosciuto Zaverio, — e, più laconicamente ancora, il come egli si fosse appassionato per lei. Poi s’interruppe e soggiunse frettolosa, come la parola le scottasse le labbra:
— Una notte mio marito fu trovato morto nella sua camera.
Il medico che l’aveva ascoltata con grande attenzione la guardò fiso e domandò: