— Ma sì, ma sì; io starò meglio di qui con voi altri due: qui mi annoio.
E la contessina, tutta rasserenata, scuote a Pasquale le due mani, e Pasquale ride anche lui tutto contento. Maria però si rannuvola tutto ad un tratto.
— Ma, povero Pasquale, io vi darò fastidio a voi altri.
— Oh giusto! lei mi farà un grande onore.
XI.
Quella mattina la moglie di Pasquale, incontrato il dottore, l’ha informato dell’imminente partenza della contessina; ella ignorava il contrordine venuto da Torino, perchè non aveva visto ancora la signorina; il marito, come dice lei, è un rusticone che non le dice mai nulla.
Giulio càpita al castello nel pomeriggio, in ora insolita, e trova Maria sola, intenta a raunar le sue robe per farle recar a casa di Pasquale.
La saluta, si siede e pare aspetti ch’ella cominci.
Ma la contessina lascia da parte le sue faccende, come volesse fargliene un mistero; siede e tace anche lei; il dottore, stupito, ha un’interrogazione sulle labbra, ma non osa farla.
Finalmente le dice: