— Sì.
— Così il barone ha comprato, a buon mercato, un amico.... come egli ha sempre comprato tutto.... anche la moglie.
Zaverio non potè trattenere un gesto di stupore.
— Comprenderete che nel turpe contratto non ci fu da parte mia nulla di spontaneo.
Gli raccontò la storia del suo matrimonio.
Un ignobile intrigo.
Morto il vecchio principe di Tizzano, ella che aveva appena diciasette anni era stata posta sotto la tutela di un vecchio parente materno, povero ed avido, che si buttò sulla sua sostanza col fermo proposito di farsene una propria o, almeno, di camparci su il più lungamente possibile. La nascose in un villaggio della Basilicata facendole intorno una custodia tanto rigorosa da sottrarla ad ogni onesto partito; e la cedette poi al barone, cui un vivo desiderio e un passato ben poco onorifico facevano arrendevole alle sue avidità, e che, diffatti, gli pagò il suo consenso con un regalo che equivaleva almeno alla metà della dote.
Il Di Ruoppolo era un fattore, arricchitosi sposando segretamente la ganza del padrone, alla quale questi, stretto dai creditori, aveva fatto una finta cessione, che il Di Ruoppolo si diè cura di tenere per vera. La moglie aveva avuto la discrezione di non fargli attender troppo la vedovanza liberatrice.
Queste cose Vittoria non le seppe che dopo: quando il tutore le aveva presentato il barone, ella, ignara del mondo, senza predilezioni, lo credeva un gentiluomo; ed era poi tanto aduggita della casa dove viveva, che il solo levarla di là era già per lei un beneficio.
— Così, ella sclamò con una collera che cinque anni di sofferenze non avevano potuto minimamente attutire, così fui consegnata dal venditore al mio compratore e un baro acquistò il diritto esoso di infliggermi per tutta la vita il suo nome e la sua vergogna.