— No.

— Ah!

Dopo una pausa, durante la quale il volto della baronessa rimase impenetrabile, bruscamente ella gli domandò:

— Voi siete molto affezionato al barone?

— Ve l’ho detto; egli mi fece un grande servigio.

— Ah già! vi ha imprestato del denaro, suppongo.

— Mi ha salvato la vita e più che la vita, esclamò premuroso il capitano.

— Ah! ah! è una storia interessante? Sarei curiosa, per la novità, di conoscere questa sua azione generosa.

Zaverio disse:

— Una funesta passione pel giuoco fu la rovina di mio padre e della nostra casa: il pover uomo morì desolato di lasciarci nella miseria confessandomi fra i singhiozzi la fatale sua debolezza e scongiurandomi di schivare il suo esempio. — Mia madre, che aveva portato con alta rassegnazione il suo dolore, abbracciandomi nell’angoscia di quel lugubre momento, mi disse: — tu sei oramai il mio solo sostegno, figliolo mio, e conosci la causa delle nostre disgrazie che ti ho sempre celata; per amor di Dio, non te la scordar mai. La povera donna era tormentata sempre dal presentimento di veder rivivere in me l’inclinazione maledetta. E quando le dicevano che io somigliavo a mio padre, ella che pure adorava la memoria di lui, si scolorava in viso e tremava. Non mi perdeva d’occhio un minuto: la mia educazione mirò non tanto ad insegnarmi molte cose quanto a distogliermi da una, da quella. Ebbene quell’unica, verso cui il divieto appuntava continuamente la mia attenzione, mi attirava. L’orrore che mi inspirava si mutava in fascino. Fors’anche avevo nel sangue il mal germe della passione paterna. Certo è che, sempre quando la mia volontà s’addormenta esso si risveglia; — è la risultante di tutte le mie debolezze. Sempre una qualunque disobbedienza, ai consigli materni prima, e poi alla disciplina del reggimento, mi ha spinto sulla soglia di una casa di gioco. Ho passato dell’ore palpitante sull’uscio della bisca. Ed ho lungamente lottato: mi pareva un delitto, poi tutte le volte che ci fui ne uscii con qualche disgrazia, tutte le mie sventure escono di là.