— No, no, state lì e parlatemi di cose allegre; raccontatemi qualcuna di quelle spiritose indiscrezioni di cui vi deliziate tanto voi altri uomini.
Sedeva anche lei, ricomponeva il volto ed era capace di chiaccherare un’ora di seguito, della casa, del suo paese, di usanze, di interessi volgari.
E non poteva dirsi leggera. Affatto.
La sua mobilità non era capriccio: vi si sentivano invece le ribellioni di una volontà tenace, imperiosa, indomabile.
Quando pareva più angustiata, accasciata, sopraffatta da una lotta superiore alle sue forze, si calmava repentinamente e prendeva un tuono di sfida e di sicurezza, un sorriso superbo che non esprimeva la rassegnazione stoica, ma la vittoria.
Tanto è che Zaverio non le resisteva, la subiva con un certo sgomento; e non tentava neppure comprenderla.
Non era minimamente entrato nella sua confidenza: dopo sei settimane, ancora era allo stesso punto.
Egli usciva di là sbalordito, malcontento, irritato — ma ci tornava perchè ella lo voleva e perchè egli non sapeva sottrarsele.
Quando la baronessa lo vedeva entrare aveva sempre l’aria di domandargli:
— Siete lì di nuovo?