Ella aveva afferrato il braccio di Zaverio e lo stringeva con febbrile violenza.
Seguì una pausa. Si sentiva la voce del barone che parlava con don Primicile.
— Mi occorre una riparazione, — ripetè la baronessa, — la voglio pronta.
Le voci s’avvicinavano.
— Potrebbero sentirvi, mormorò Zaverio, vi prego, calmatevi.
— Non sapete che pregare, sclamò la baronessa, pestando col piede rabbiosamente, e s’intende, voi siete un ufficiale, voi portate con orgoglio le vostre spalline come segno verace di onoratezza; son certa che voi parlate alto dell’onor militare! sappiamo quel che vale questo famoso onore a cui una donna obbrobriosamente oltraggiata chiede invano soddisfazione....
Poi ancora uno scoppio di collera.
— Voi siete un vile, non sapete con chi avete a fare, le vostre femminucce non vi hanno imparato a conoscere una Tizzano, una figlia di principi, vi burlate di me; ma guai, guai a voi!
Il parossismo la oppresse: balenò e sarebbe caduta.
Zaverio si slanciò per sorreggerla.