Gustavo volle accostarsele: essa si rizzò altera sulla persona, lo afferrò pel braccio, lo tenne fermo, chino innanzi a lei.
Fu una lunga pausa.
Poi Krimilth domandò severamente:
— Che vuoi da me?
— Ti voglio bene, — mormorò Gustavo.
— Tu mi vuoi bene? tu? bugia, bugia! Non pensavi tu di fuggirmi? la tua passione mente come ha mentito; mi ricordo di allora! — era la stessa malìa, — lo stesso inganno e c’era la luce; e un astro brillava su me innocente e te seduttore, sulla tua e sulla mia colpa; un astro luminoso ah io lo sento!...
Gustavo alzò il viso: erano davanti alla finestra.
Sulle giogaie della Betta Turca spuntava la stella di Vega; saliva dietro a falde leggere di vapori e, ogni volta che s’affacciava per gli squarci della bianca nube, saettava raggi di luce tremolante: — e ogni raggio suscitavagli nell’anima arcane reminiscenze: — parlava di cose profonde e paurose. Dov’erano accadute?
— Bugia! bugia!
Era la voce di Krimilth? dove l’aveva intesa? cos’aveva fatto? oh la scena terribile! oh rimorso tremendo di allora!