Egli obbedì, la fanciulla ripetè:
— Silenzio! Ascolta....
Tacque lungamente come assorta.
Gustavo provò un effetto strano, inesplicabile: la manina della fanciulla gli serrava il polso, fredda, acuta, tenace come una morsa d’acciaio. Ad ogni stretta un brivido gli correva per le fibre e un fluido gli penetrava, gli intorpidiva le membra; gli toglieva il senso della realtà, mentre le nozioni delle cose circostanti si spegnevano ad una ad una in una tenebra fitta, in un silenzio profondo, pauroso. Poi la misteriosa potenza gli montava al cervello, vi si concentrava, vi destava il sentimento di una vita più intensa, vi suscitava facoltà nuove, sensi nuovi, ignoti.... e visioni del pari.
Sentiva sorgere dei mormorii, delle voci prima così fioche, così lontane, che non capiva nulla; poi si appressavano, si facevano più distinte — una le dominava tutte. Pareva quella di Krimilth, ma più vibrata e metallica.
Quella voce diceva:
— Ci siamo smarriti insieme, ritroveremo insieme il retto cammino; tu il mio sostegno, sarò io la tua guida: i tuoi occhi vedono dappresso, il mio spirito mira lontano: — i nostri destini, uniti nella colpa, lo saranno nella rigenerazione. Quando arriveremo di traverso sulla strada da cui ci siamo scostati, allora proseguiremo insieme o ci lasceremo.
— Chi sarà più svelto precederà l’altro, o si fermerà ad attenderlo, ad aiutarlo. Allora saremo liberi ancora. Non prima. Orsù in viaggio: t’ho aspettato tanto tempo nel buio fitto, e non venivi mai.... che indugi a fare? non ti persuadi che tutto quello che vedi o senti è lusinga, prova o castigo?... che fuggire quel che ti attira, seguire quel che ti ripugna è il tuo dovere, è il tuo bene? La tua felicità è altrove, la pace non esiste per noi nell’universo; l’universo è una grande ascensione d’anime verso Dio; ogni sosta è un ritardo, ogni debolezza si espia, è fatale il salire, ma bisogna salire volenterosi: si è liberi di prolungare indefinitamente i propri tormenti, ma non di rimanerci inoperosi. Chi ricusa le prove, le moltiplica; dovrà ad una ad una superarle. Ora siamo giù in fondo: ma lassù in alto, si sale lietamente, con gioia sempre più viva, le prove si fanno più nobili, le esistenze più elevate; la materia si affina, diventa spirito a poco a poco; l’intelligenza si afferma nell’istinto, le aspirazioni nel desiderio: l’amore, scevro delle lugubri menzogne dei sensi, non corrompe, ma nobilita. Cosa sono la luce, la bellezza, la gioia di questa vita? sono le figlie di un sole pallido e smorto che appena col suo calore oltrepassa il fragile tessuto delle mie palpebre. Poi sarà ben altro.... ben altro!...
Gustavo guardò Krimilth: essa s’era rizzata in piedi: era immobile: l’ultimo raggio le indorava i capelli rossi cingendole il capo come di una aureola di fuoco: il suo volto era bianco, lucente, quasi abbagliante.
Aveva le labbra chiuse. Era lei che aveva parlato o lui che sognava?