— Ella è cieca, ma vede più in là di noi: molto di più, molto di più. Credo che veda colla mente. Ci sono dei giorni che cammina come noi senza la guida di nessuno. Quando i suoi parenti sono via, va certe volte per il paese, di casa in casa, soccorre tutti e sa se siete sani od infermi e vi scorge nel cuore, e sa quel che vi accade e se siete tristi o lieti. Poi sa indovinare il tempo. — Alla fine della bella stagione una mattina si fa condurre fino a quella punta che vedete sotto il ghiacciaio a sinistra e sta là accoccolata delle ore intere, — finchè sulla Betta Furca compare una nuvoletta grigia che ingrossa minacciosa e comincia a scendere; allora scende anche la Krimilth e vien giù la neve. — Se le parlate di lei e le fate qualche domanda indiscreta, non risponde mai, ma però vi legge un cattivo pensiero fino in fondo all’anima: guai a dirle una bugia, vi pianta in volto quei suoi occhi bianchi e stralunati e vi dice secco secco: «non è vero». Poi ella vi conta delle cose strane, maravigliose, che vi mettono i brividi addosso, — soggiunse Karl con voce profonda e tremula per la commozione: — ella vede di là e di su.

— Come? — domandò Gustavo.

Karl innalzò la mano:

— Di là.... quello che non è più, e molto su.... perciò i suoi, che non sono buoni di comprenderla, dicono che è matta, e se ne vergognano e la tengono qui nascosta.

— Ella sta qui tutto l’anno?

— Non s’è mossa di qui dacchè è nata. Parecchi mesi prima che nascesse, sua madre (chissà cosa le han fatto!) era caduta in una gran malinconia: salì quassù sulla montagna qualche giorno prima della neve e non si mosse più. Appena venne al mondo la Krimilth, ella se n’andò. Mia madre buon’anima allevò la bambina, ella la capiva; prima di morire la raccomandò a mia sorella ed a me; noi non la lasciamo mai. Per delle settimane sta chiusa in casa, non parla, non si lagna.... e dopo, esce, gira pei monti.... ed io la seguo e veglio su lei che non le incolga qualche disgrazia. Qui tutti le vogliamo bene perchè è buona, buona come il sole.

Erano, così discorrendo, arrivati presso a casa, e Karl non disse altro.

L’indomani, quando Gustavo venne a cercare di Karl per farsi accompagnare, lo trovò tutto afflitto e gli disse che la Krimilth era malata — che egli non poteva muoversi di casa. Poi per parecchi giorni non lo vide più.

Le carte erano in questo mezzo arrivate da Aosta. Ma il cugino volle trattenere Gustavo, ed egli vi rimase; non poteva suo malgrado spiccarsi di là, ogni sera proponeva di partire l’indomani e la mattina poi non sapeva risolversi; una mestizia voluttuosa, invincibile lo legava a quei luoghi; girovagava nei dintorni non troppo lontano dalla casa.

Andava spesso dalla parte di Gabiet, e una mattina si incontrò con Karl; il montanaro era mezzo nascosto fra una macchia di larici con l’aria di chi osserva qualcuno e non vuol farsi scorgere. Quando si accorse di Gustavo che scendeva alla sua volta gli fe’ cenno di tacere.