Riccardo osservò allora ch’ella s’era mutata in poche settimane. E istintivamente se ne compiacque.
Ma però un grande timore lo prese.
Una sera erano seduti l’uno accanto all’altro sulla riva del Sele: i loro volti si specchiavano nell’onda del fiume. Riccardo sorprese nel viso di lei un baleno di gioia feroce.
Egli vide la propria immagine, un viso patito, sparuto, consunto, e comprese e allibì.
Poi fu una vita d’inferno: una gara micidiale.
Bettina era la più violenta, Riccardo il più calcolatore. Ella non voleva che consumarlo, egli invece voleva sotterrarla.
Quell’odio e quell’amore si spiavano, si osservavano, e facevano a soverchiarsi l’un l’altro in un duello incessante, sull’orlo di una fossa.
Venne l’autunno e Bettina declinava rapidamente; pareva uno scheletro: tutta la sua vita ardeva negli occhi accesi e profondi; ella si abbrancava furibonda alla sua vittima che le sfuggiva.
— Menami teco; o verrai tu con me.
Che lugubri scene!