Quando ebbe chiuso l’uscio la pigliò per le due mani, e, risoluto, in poche parole senza rifiatare, le chiese se lo volesse per marito.
La fanciulla non si sbigottì punto, lo guardò in faccia, poi arrovesciò indietro la persona e sparò una risatina sonora.
Ella non aveva quel dì il suo vestitino di bordato ma, così dimessa, era molto più vaga; un fazzoletto rosso, incrociato sulla camiciola bianca, le copriva a stento le spalle e il seno: il sottanello cortino disegnava le anche snelle e baldanzose.
Siro la teneva sempre per le due mani come volesse ballare il trescone; — tremava — balbettava:
— Di’, vuoi?
E sporgeva il suo naso come un punto interrogativo.
Irene diventò seria ad un tratto e disse franca e superba:
— Sicuro che voglio.
Il poveretto fu per stramortire dalla piena.
Ritrasse riverente le mani, le congiunse in atto di adorazione innanzi a quell’angiolo di sedici anni che faceva a lui, al povero Siro, al reietto di due generazioni, il dono della sua giovinezza fiorente, della sua splendida aurora.