Ma un caso vi rimenò il temporale.
Un processo clamoroso diffuse per tutta Italia i nomi di due illustri alienisti lombardi.
La duchessa volle consultarli.
E perciò erano venuti a Milano dove presero un quartierino sul Corso.
Dei due medici che cercavano uno era malato, l’altro fuori, a Lugano.
Donna Elvira risolvette d’aspettare.
Zaverio era sempre tranquillo, usciva, seguito da Gabriele, solo o con Vittoria.
Abitavano sopra la Galleria vecchia, rimpetto alla bottega del Dotti. Zaverio, ogni volta che passava, si fermava a contemplare — con infantile curiosità, le stampe nella vetrina.
Una di esse lo colpì. Era una incisione delle più note: la riproduzione del quadro famoso di Gerôme Re Candaule. Il grande artista francese ha saputo rappresentare in un punto tutta la sanguinosa tragedia: far capire la stolida vanità del Re lidio che espone la moglie nuda alla curiosità del suo ministro Gige, e la paurosa concupiscenza di questo, e lo sdegno feroce della donna offesa che medita di servirsi, pella vendetta, dell’uomo stesso ch’era stato strumento all’oltraggio.