Il barone camminava imbronciato e sospirava.

Alla porta del suo villino si fermò.

— Quando ci vedremo? chiese.

— Non so, rispose il giovane.

Di Ruoppolo fe’ un gesto di stizza.

— Ah diamine! come gli altri, anche tu! Quanti mi hanno data qui, su questa soglia, la stessa risposta! aggiunse amaramente. Molti hanno accettato i miei favori; nessuno s’è creduto in dovere di ricambiarmi con uno scrupolo di cortesia.

— Barone, io sono vostro obbligato. La mia vita vi appartiene; disponetene, ma non umiliatemi.

— La vostra vita! che volete che me ne faccia? è un modo di dire. Mi basterebbe la vostra amicizia.

Il giovane esitò un minuto, un minuto solo; poi disse risoluto:

— Voi l’avete.