Donna Elvira acconsentì.

Vittoria da quel momento non lasciò più Zaverio.

L’indomani egli la ravvisò di nuovo e le disse qualche parola timida e riguardosa, come nei primi giorni della loro conoscenza.

Egli s’immaginava d’essere venuto a visitarla in casa sua, come allora usava fare.

Di tratto in tratto si guardava intorno; pareva un po’ stupito.

Nei dì seguenti fu più sereno: discorreva ad intervalli; la chiamava baronessa.

Vittoria sperò di guarirlo: e un giorno, nella gioia di questa illusione, fu sublime di tenerezza.

Gli si buttò ai piedi, gli baciò le mani furiosa, e gli gridò:

— Son tua, son tua!

Ma egli si turbò forte; pareva per un momento che un qualche pauroso ricordo balenasse nel suo spirito, un grande sgomento gli stringesse il cuore.