Subito egli si accasciò: i suoi occhi stralunati, rotearono, s’infossarono nelle occhiaie livide e cave e alla vampa fugace del volto sottentrò un pallore cadaverico.

Vittoria tremò che spirasse in quel punto: ritta in piedi, attonita lo guardava, non osava toccarlo e inconsciamente mormorava:

— Gesù!... Gesù!...

Ma Zaverio rinvenne: la passione, capace di uccidere un cuore presente a sentirla, si ammortì nella sua densa melensaggine.

Per più ore Vittoria stette al suo fianco, immobile, senza dir motto. Ed egli non si accorse più di lei.

Poi si addormentò profondamente e non si risvegliò che il giorno dopo.

La madre non assistè a quella scena: un’acuta gelosia veniva ad aggiungersi alle sue pene.

Appena Zaverio fu assopito entrò e fe’ cenno a Vittoria d’uscire.

Ella non oppose resistenza; soltanto disse:

— Se mi lasciaste passar la notte qui nella stanza vicina?... Se mi volesse, io sentirei.