Il medico la guardava impietosito. Dei brividi strani le scorrevano le membra. Il lume della candela cadeva su quel capo curvato dal dolore: ella aveva dei capelli bianchi!
Il fuoco s’era spento: la pioggia picchiava sempre nei vetri. L’orologio del caminetto battè la una.
Vittoria si rianimò finalmente.
— Voi lo guarirete? chiese.
— Faremo tutto ciò che sarà possibile: voi mi aiuterete, avrete confidenza.
— Sì, ascoltate, voi dovete saper tutto.
Il medico voleva, per riguardo, risparmiarle allora quello strazio: la pregò di differire ad altro momento il suo racconto.
Ma ella insistè, disse che il più tosto era meglio, che non sapeva quando avrebbe potuto parlargli liberamente. E soggiunse vivamente:
— Oramai non si tratta più di me.
Riprese il suo racconto, e coraggiosamente, con altrettanta franchezza quanta era stata prima la sua esitanza, gli ritessè le scene del dramma funesto svoltosi due anni innanzi nel villino a Mergellina.