Ciò confermò i suoi sospetti.

Voltandosi verso la camera del barone vide sulla soglia, ritta, donna Vittoria che l’osservava sinistramente e sorrideva.

La guardò un momento stupito, poi, vergognandosi, le venne incontro, le porse la mano ch’ella non vide neppure.

Zaverio comprese dalla sicurezza della baronessa che non si trattava di lei ma di sè.

Si sentì ridicolo: non ardì interrogarla.

Però ella stessa gli spiegò spontaneamente il suo invito, dicendo:

— Dunque, capitano, voi mi fuggite! e vi scordate perfino di salutarmi.

— E voi potete dir questo? Dopo quanto è accaduto il meglio che io potessi fare era il risparmiarvi la noia di rivedermi... confessatelo, baronessa.

— Confesso che dopo le vostre imprudenze la vostra condotta può parermi sconveniente, ma non è punto strana, punto, punto....

Zaverio era ricaduto sotto il fascino prepotente di quella donna che da tre mesi lo dominava; egli non pensò neppure a difendersi.