— E chi potrebbe essere? rispose il siciliano, e il suo cipiglio espressivo respingeva sdegnosamente come un’ingiuria la supposizione ch’egli potesse servire altri.
Discesero a Santa Lucia sul molo del piccolo porto: quivi Gabriele invitò il capitano ad attenderlo e scomparve in mezzo ai banchi dei pizzaioli e dei venditori d’asprinia.
Potevano essere sei ore o poco più, ma già annottava — era il mese di febbraio, — le ombre di Capri e di Ischia si allungavano, si spingevano innanzi rapidamente verso la riva: il golfo perdeva ad uno ad uno i toni del suo iride prodigioso, e sbiadiva nel chiaro-scuro uniforme.
Sul molo la folla diradava.
Gabriele stette assente un quarto d’ora e forse più.
Zaverio già s’impazientiva e combatteva contro la tentazione d’andarsene. Quella donna che egli desiderava poco prima con tanto ardore, ora temeva di rivederla.
Ma, finalmente, il servo tornò.
Gli fe’ segno di seguirlo e lo condusse nell’angolo deserto di una delle cale dove teneva legato un piccolo canotto.
Ve lo fe’ scendere, impugnò i remi e vogò di lena.
Il canotto guizzò rapido sull’onda e prese il largo.