—Per nulla; sono a vostra disposizione.

—Peggio per voi se questo è un complimento; io sono disposta a profittarne.

—A mio rischio e pericolo dunque—replicò Guido sorridendo—compiacetevi di parlare.

La signora (in confidenza si chiamava Emma) carezzò un poco il pelo morbido del suo manicotto; pareva che, sicura delle sue idee, cercasse una forma efficace ad esprimerle. Guido si distraeva a guardarla; era proprio lei, sempre bella, sempre affascinante come il primo giorno che l'aveva vista; anzi adesso gli appariva completa, perfetta. Il profilo sempre puro era più deciso, più fermo; la carnagione bruno-pallida si era colorita di una leggiera tinta rosea; gli occhi che prima erano soltanto vivaci, avevano preso un'espressione profonda; quella donna aveva vissuto e sofferto.

—Avete mai recitato la commedia?—chiese lei infine.

—Si vive nel mondo, signora….

—E si recita da mane a sera. Benissimo, vedo d'aver fatta una domanda inutile. Dunque domani la reciterete ancora; ma vi avverto che avrete una parte seria e che il successo sarà difficile a conseguire.

—Tutto dipende dagli attori e dal pubblico.

—Avrete me a compagna.

—Conosco la vostra valentia.