Qui la lettrice alzerà gli occhi dalla pagina e penserà che Guido minaccia di essere un Don Giovanni; niente affatto. Non nego che ai suoi venti anni Guido era tanto ricco di cuore da adorarne anche tre alla volta; ma poi era venuta la sua grande passione in cui ce lo aveva rimesso tutto il cuore, poi per una sciagurata combinazione la felicità era crollata come un castello di carta e la grande passione soffocata e seppellita nel passato. Dopo due anni impiegati a farla morire, Guido aveva ripreso la sua vita da giovanotto, un po' qua, un po' là: ma erano fuochi di paglia.
—Signore, signore—disse Giuseppe, rientrando tutto turbato.
—È venuta?
—È in salotto.
—La conosci tu?
—No, no…. non la conosco—rispose il servo balbettando.
Ma il padrone era già presso la porta del salotto, dove si fermò un momento per contemplare l'incognita. Costei stava ritta presso il tavolo sfogliando l'album delle fotografie; voltava le spalle alla porta, sicchè non si distingueva altro che una figura alta e graziosa, vestita di un ricco abito di seta nera, carico di merletti.
—Signora….—disse Guido, avanzandosi.
Quella si rivolse subito: Guido provò come una scossa elettrica, e per celare la grande meraviglia che gli apparve sul volto, fece un profondo inchino.
—Non disturbo?—chiese ella, sedendosi con molta scioltezza, dopo aver risposto al saluto.