L'opera del Sogaro si diresse specialmente verso due obbiettivi: liberare i prigionieri e riorganizzare la Missione.

Con indicibili sforzi ed enormi sacrifizi di danaro, coadiuvato dal Governo egiziano, dagli inglesi e dalle altre potenze che hanno colonie in Africa, Monsignor Sogaro, mediante disegni combinati con un intelligente ufficiale superiore inglese, colonnello Wingate, riuscì a liberare successivamente i seguenti prigioneri: Padre Luigi Bonomi nel luglio del 1885; le suore Fortunata Quascè e Maria Caprini sul finire dello stesso anno; un fratello laico nel 1887; il padre Giuseppe Ohrwalder e le suore Caterina Chincarini ed Elisabetta Venturini nel 1892; e finalmente nell'anno scorso l'ultimo sacerdote prigioniero, padre Paolo Rosignoli di Frascati. Un sacerdote (Teologo Giovanni Losi), tre suore e due fratelli laici morirono in prigionia.

Intanto monsignor Sogaro, fatto vescovo di Trapezopoli nel 1885, usò del suo tempo per fondare una stazione dotata di scuole a Suakin, una colonia agricola per la protezione degli schiavi a Ghesir presso il Cairo, ed una parrocchia con annessa scuola a Héluan.

Il padre Bonomi da parecchi anni funziona da cappellano militare presso la Colonia Eritrea all'Asmara. Nello stesso anno 1885 il Sogaro, con superiore approvazione, tramutò l'istituto veronese in congregazione religiosa, affidandone la direzione alla Compagnia di Gesù, e nel 1894 per rinuncia spontanea a Vicario apostolico dell'Africa centrale fu nominato Arcivescovo titolare di Amida ed in sua vece venne nominato a quell'ufficio monsignor Antonio Roveggio appartenente alla sopranominata Congregazione religiosa, e così il Vicariato apostolico del centro africano passò nelle mani dei Gesuiti.

Nella casa di acclimatazione del Cairo ho conosciuti i padri Geyer, Rosignoli, del quale sono note le vicende della sua lunga cattività e della sua meravigliosa liberazione, ed il reverendo Colombaroli, intelligente ed ardito missionario che recentissimamente diede alle stampe alcune nozioni sulla lingua della tribù dei Sandeh (Niam-Niam), gente antropofaga, colla quale il Colombaroli era riuscito ad avere qualche rapporto durante la sua dimora nelle regioni centrali del continente nero, e specialmente a Delen, fra i Nuba, situata sulla sponda occidentale del Nilo bianco e che era la stazione più meridionale, che esistesse in tutta la Missione.

Prima del Colombaroli lo Schweinfurth, uomo colto e di mente versatile, nell'esplorare le fantastiche, smaglianti e caratteristiche foreste dei Niam-Niam o Sandeh, come essi stessi si vogliono chiamare, aveva raccolta una ricca messe di vocaboli della loro lingua; ma le sue note andarono perdute nel terribile incendio che distrusse le sue capanne nella Zeriba (recinto) di Sabbi.

In seguito il Casati, ardito viaggiatore, riuscì a raccogliere centoventi vocaboli della lingua dei Sandeh, i quali fanno parte del gruppo delle popolazioni che abitano la regione equatoriale. I Sandeh, divisi in numerose e potenti tribù, occupano la parte più meridionale della regione equatoriale, distinta pure col nome di paese delle riviere per gli innumerevoli corsi d'acqua che, attraversandolo, versano le loro acque nel Nilo bianco ed anche nel fiume Congo. Questa mescolanza di acque dei due grandi bacini del Nilo bianco e del Congo si verifica, perchè lo spartiacque fra questi due fiumi è, in alcuni punti, leggermente accentuato.

Lo Schweinfurth dice: Il viaggiatore che arriva fra i Sandeh o Niam-Niam non può a meno di essere colpito dalla differenza che riscontra fra questa e le altre popolazioni della regione equatoriale.

I caratteri che presentano i Sandeh sono talmente spiccati da riconoscerli immediatamente, se frammisti con altri equatoriani; e questi caratteri sono di tale natura da renderli i più notevoli fra tutte le circonvicine popolazioni.

Essi hanno la pelle nera con riflessi rossi; occhio grande e tagliato a mandorla; guancie poco prominenti; capelli lanosi sì, ma finissimi e spesso lunghi, scendenti in treccie, che ondeggiano sulle spalle; lo sguardo pieno di fuoco. Amantissimi della caccia, si cibano specialmente di carne.