L'Oreste aumenta la sua velocità per oltrepassare il Cachar; effettivamente gli si avvicina a poco a poco, lo raggiunge, ma non riesce ad oltrepassarlo; e poichè si è ormai vicini al faro Nord, il pilota stesso dell'Oreste ne fa rallentare la marcia e lo costringe a riprendere la distanza regolamentare di 550 metri dietro al Cachar.

Noi stessi oltrepassiamo il faro Nord e ricominciamo a navigare fra le boe, che segnano il canale; le due rive del lago si ravvicinano sempre più ed ecco il canale che riapparisce sotto forma di una trincea scavata nel suolo del Toussum e del Serapéum.

Fra pochi istanti noi dobbiamo giungere alla stazione di Toussoum, non lungi dalla quale due poderose draghe lavorano all'allargamento del canale, mentre più a Nord gli sterratori allargano la trincea nella parte che sovrasta all'acqua.

Questo cantiere di sterri si divide in due parti: nell'una si lavora semplicemente allo sterro, ed il trasporto del materiale scavato è eseguito da cammelli, che docilmente vengono ad inginocchiarsi davanti agli operai incaricati di riempiere di sabbia le due casse, che portano sul dorso e poi dignitosamente si rialzano per ascendere di un passo misurato e sicuro la lunga scarpa della trincea; nell'altra parte, dove il lavoro fu già preparato, il trasporto si opera per mezzo di una linea di vagoni trainati da una locomotiva. È curioso il vedere fianco a fianco due metodi di lavoro affatto diversi: là il lavoro più rudimentale e per così dire preadamitico, qui il lavoro più perfezionato e moderno; sono questi contrasti che non si affacciano che su questa terra di Egitto, ora da ogni parte aperta alla civiltà, ma depositaria sempre delle più antiche tradizioni del mondo.

La trincea di Toussoum è l'ultima da doversi allargare; sarà ultimata fra alcuni mesi ed allora non rimarrà più che il lavoro delle draghe; i pittoreschi cammelli spariranno. Subito dopo Toussoum, cessa la trincea e si entra nelle lagune, che prolungano il lago; ivi nuovamente le rive del canale spariscono e ritorniamo a navigare fra le boe.

A sinistra, sopra un monticello di sabbia ci si fa vedere un marabuto; è una cappella bianca a cupola, che ricovera le spoglie di un capo venerato nel paese, chiamato il Cheik Enedek.

Questo marabuto forma l'oggetto in ciascun anno di un pellegrinaggio, dove convengono in gran numero i beduini del deserto; le donne sono assidue al pellegrinaggio, poichè una visita alla tomba del Chenek Enedek si ritiene un rimedio infallibile contro la sterilità.

Noi perdiamo di vista il bianco marabuto e davanti al nostro sguardo si spiega il grazioso specchio d'acqua che forma il lago Timsah; non ha le proporzioni imponenti dei laghi amari, poichè misura soltanto cinque chilometri tanto in lunghezza che in larghezza, ma esso è di una grande attrattiva colle sue dune di sabbia gialla, che l'avvolgono a Sud e ad Est, mentre la bella oasi d'Ismaïlia gli fa un verdeggiante contorno dalla parte di ponente.

Alcuni istanti ancora e noi siamo allo scalo di Ismaïlia, Sono le due pomeridiane e noi scendiamo avendo impiegate cinque ore sole per venire da Suez a questo punto.

Durante questo lasso di tempo assai breve abbiamo fatta ampia conoscenza col canale ed abbiamo apprese molte cose istruttive mercè i nostri gentilissimi ciceroni.