— Tu non lo capisci, aspetta — fe' attirando una sedia col piede, e sedendoglisi presso con famigliarità protettrice ed ironica.

— Ti sentiresti capace d'innamorarti della Patti?

Bartolomeo provò una tale percossa a quest'esordio, che il violoncellista gli posò una mano sopra i ginocchi per trattenerlo.

Quindi riprese:

— Ti sono piaciuti i diamanti della Patti? Te lo leggo sulla faccia, li hai ammirati. Ella ha voluto farne pompa anche in campagna, ed era una scempiaggine; nel ballo, ed è stata una provincialata. Eppure il più piccolo di quei diamanti costa forse più di quello, che nè tu nè io guadagneremo mai nella nostra carriera di suonatori. I diamanti bisogna averli, ma nel cassetto, per godere ogni tanto della loro purezza, che supera quella dei fiori, della loro luce, che vince quella del sole. Li porti? Ed allora fossi pure un imperatore, non sei più che un povero borghese, il quale ha bisogno di fare invidia per sentirsi superiore, e fra tutte le invidie sceglie quella dei miserabili, che è la più bassa. Perchè la Patti se li è messi stasera? Per provare al pubblico che i diecimila franchi di ogni sera sono una verità, e alle signore dei palchi, che essa, una cantante, ha più gioie di loro, principesse di nascita o milionarie di posizione. La Patti è una donna: ecco perchè canta. Perchè vendere per diecimila franchi la sua voce e la sua anima? Se io le fossi amico, le direi che un cavallo da corsa, a Londra, in tre minuti vince centomila lire di premio, e due milioni di scommessa, in faccia allo stesso pubblico, al quale essa getta così se medesima, e che non l'ha mai applaudita come Gladiateur o Iroquois. Bada; il Brunetti contiene tremila persone, il Covent Garden poco più: al gran Derby, io ci sono stato, nelle corse meno frequentate vi sono trecentomila persone. Ecco il pubblico nella verità della sua natura grossolana, che non può andare al di là della sensazione, e preferisce quindi la più acuta, quella di una scommessa sopra un cavallo, all'altra di una sorpresa in una scena. Credi tu che questa gente, la quale applaude con tanto fracasso, possa aver compreso l'arte divina, con cui la Patti ha cantato tutto quell'atto? Allora perchè non ha applaudito il primo, diversamente, ma non meno perfetto? Ma il sentimentalismo di questo è più facile del brio di quell'altro. Si distingue una donna, che pianga da una che rida, ma cogliere la differenza fra due lagrime o due sorrisi, ecco l'incomodo per coloro, ai quali manca l'intelligenza penetrante della realtà, o il senso squisito dell'arte. Vedrai che a quest'altro atto la platea scoppierà in grida, e i palchi in singhiozzi; la Patti sarà sublime a buon mercato, poichè il patetico profuso nella scena basta per sè solo a commovere una massa. Ed ella colla Malibran, la prima artista del nostro secolo, al disopra della Sontag e della Galletti; ella, che crea colla voce, come Verdi può creare colla penna, e spesso molto meglio; già abbastanza ricca per vivere come una regina, ed abbastanza gloriosa per rientrare nell'isolamento di tutti i grandi spiriti, viene in quest'ignobile cantina del Brunetti davanti a un pubblico, nove decimi del quale non conoscono la musica, per ottenere diecimila franchi di paga, e diecimila applausi di buona mano. Ciò è ancora più vigliacco che assurdo.

Bartolomeo travolto da quest'eloquenza fece un gesto per resistere.

— Aspetta — gridò l'altro. — Se la sua fosse la beneficenza del genio, che si prodiga in capolavori per decorare la vita sciagurata dell'umanità, e si getta egli stesso in elemosina come un gran signore, il quale non avendo più denaro si offre per un servizio: se ella fosse Dante o Beethôwen, Michelangelo o Shakespeare, bisognerebbe cadere colla fronte per terra, e adorare quest'artista incomparabile, che passa attraverso l'Europa per improvvisare un'ora di gioventù nei cuori più invecchiati, un profumo di primavera nelle anime più inaridite. Ah! sarebbe più bello di Dante, e più grande di Shakespeare: l'arte non ha altra missione, far dimenticare la vita rappresentandola, illuminare la realtà trasfigurandola nel sogno. Ma no, mio caro — proseguì incalorandosi e contraendo la faccia a una fisonomia ringhiosa di scimmia: — diecimila applausi, che valgono ancora molto meno, di gente, che ella non conosce e non vorrebbe conoscere personalmente, che la farebbero forse ridere se non piangere coi loro giudizi.

E si arrestò ansante: il teatro tumultuava sempre. Si girò intorno uno sguardo, quindi rivoltandosi verso Bartolomeo quasi inebetito da quel lungo discorso:

— Non è vero che ho ragione?

— Ma allora come faremmo noi a sentirla?