[CONTRASTO]

Figlia, i rami di pesco e biancospino

di che s'adorna il tuo bel marzo acerbo,

cangia il soffio del tempo in un superbo

sfiorir di rose lungo il mio cammino.

Già un poco sfatte, e del color del sangue

che si raggruma a fior d'una ferita,

l'inebriante aroma han della vita

che per eccesso di pienezza langue.

Figlia, e tu non lo sai. Tu bevi i venti

del largo, in quell'incerta mattinale

ora, che, ancor fasciata d'ombra, sale,

carico il grembo di promesse ardenti.

Non vedi ch'io mi fo sempre più smorta

fra il sitibondo aulir di passïone

delle mie rose; e ch'io ne fo corone

per appenderle in voto alla tua porta.

[pg!45]

[IL CANTO]

Tu canti sempre. Canti come ridi,

come parli. Hai nel canto una ragione

di vita. Ondeggi e splendi in un alone

di note. In te v'è un pispigliar di nidi,

uno stormir di foglie al vento mosse.

Ma non ti disser pagine o maestri

le tue canzoni. Al fluttuar degli estri

pieghi, e all'ultima gioia che ti scosse.

Parole e ritmo sgorgan per incanto

dall'anima cangiante come prisma

al sole. Iddio con questo alato crisma

benedisse in te, figlia, il riso e il pianto.

E tu basti alla tua serenità,

o creatura d'armonia: vivente

melòde, ti disseti alla sorgente

che su dal cuore zampillando va.

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[FRESCHEZZA]

La tua freschezza, o creatura, è simile

al brusir della pioggia sulle foglie

di giugno, quando scoppian le magnolie

carnee sul ramo, e i gigli sembran calici

pieni d'acqua; o al crosciare della pioggia

d'autunno, quando l'olea-fràgrans pènetra

del suo profondo aroma anche le gocciole

lucenti, e chi il respira ha la vertigine;

o al sùbito mutar di luci e d'ombre

se passino le nuvole di marzo

con repentine acquate, e sprazzi vividi

di sol fra pianto e pianto, e un turbinìo

di pòllini nell'impeto del vento.

[pg!49]

[IL VOLTO]