— Era proprio un bel sogno! — dice mestamente il signore.

La dama china la testa contro quella di lui, lo bacia e dice:

— No... almeno una parte è vera... e il resto... chissà!... io credo ai sogni.

Due bambini saltano per il salotto giocando e mandando giulivi gridolini di festa; e s’arrampicano sulle sedie e si specchiano colle testoline curiose l’una accanto all’altra. Poi il più piccolino mostra all’altro uno dei ghiribizzi che sta sopra una porta, una specie di drago che ha perduta la doratura ed è diventato nero come fuligine, — e dice con sbigottimento mezzo finto e mezzo vero:

— Guarda là, cos’è?

E il più grandicello, alzando il dito in atto di ammonimento, risponde:

— Zitto, è la befana.

Il povero drago ha la bocca spalancata come ad una risata enorme che lo spacca pel mezzo; egli pare tutto contento d’esser stato, una volta almeno, terribile.

Pasquale è là sull’uscio e non osa entrare; finalmente Giulio e Maria lo vedono e gli saltano al collo e gliene fanno di tutti i colori.

— E, senti, — gli dice alla fine Giulio, — se non vuoi che il tuo arboscello faccia pere-cotogne, innestalo.