Il vecchio s’alza e Maurizio l’accompagna a letto.
— Domani... voglio... andarci... voglio...
Anche la Martina s’alza, si ritira per svestire, secondo il solito, il vecchio Giacomo; nella quale bisogna è sempre aiutata da Maurizio, benchè questo servigio sia dalla Martina accolto colla maggior scortesia e ricambiato d’ingratitudine.
Il dottore è ricaduto nella sua meditazione... egli rimane solo col mucchio di carte spiegate davanti... Le fissa dolorosamente, per forza... pensa a tante cose... alla sua famiglia alla sua origine, all’umiltà sua d’una volta, alla sua ricchezza ora così imponente... Egli n’era orgoglioso come del frutto di un lungo ed onesto lavoro: di una tradizionale temperanza... i suoi vecchi gli erano sempre apparsi come rispettabili e venerande figure: come eroi dello Smiles. — E adesso?...
La loro storia eccola là innanzi a lui tutta quanta: in caratteri indelebili... infami!...
Dopo mezz’ora Maurizio ritorna nel tinello, si adagia tranquillamente nel seggiolone lasciato vuoto dal vecchio, e, riaccesa la pipa, contempla Giulio con aria di chi vorrebbe riappiccare il discorso. Egli non intende rinunziare alla seconda parte della sua serata, nella quale si trattiene a parlare col dottore di quel che si fa per il mondo; in quell’ore egli si degna concedere la sua indulgente attenzione alle bagattelle della politica: a Palmerston, a Metternich, a Russel, a Napoleone III; commisera Cavour e deplora da tre anni la spedizione di Crimea; trova che nel municipio d’Ormeto sotto l’amministrazione di Giacomo, di cui gl’avversari dell’altro partito dicono ch’egli è vice-sindaco, ed egli li lascia dire, gli affari vanno meglio che dappertutto e andrebbero come un orologio se non fossero gli inciampi della costituzione (lo Statuto del 47) che egli si compiace di chiamare costipazione. Le scuole sopratutto sono da dieci anni il suo rovello.
— Cosa pretendono insegnarci a noi? — egli esclama sovente; — i nostri interessi li sappiamo. Un maestruccolo che guadagna quattrocento lire l’anno vuol insegnarci a far di conto!
Maurizio si consola pensando che quello stato di cose assolutamente non può durare.
L’altre volte il dottore si sfiatava per fargli un po’ di lezione, ed entrava con lui in lunghe discussioni a tu per tu sulle questioni politiche del giorno.
Quella sera invece delle novelle gli dice asciutto: