Il conte si fe’ innanzi col pugno chiuso; un’onda di sangue gli passò innanzi agli occhi smarriti.
Ella chinò il capo sul petto nudo, ma gli teneva gli occhi in viso, e lo guardava fisso più meravigliata che atterrita.
Emanuele si arrestò:
— Che fai qui? le disse con voce rauca.
— Nulla, dobbiamo uscire? rispose Luscià senza turbarsi...
Il conte arretrò allibito; un singhiozzo gli eruppe dal petto.
Un grande ribrezzo lo prese, una ripugnanza, una compassione profonda a quella creatura abbietta e ignorante; a cui egli aveva donato il suo nome e il suo cuore perch’ella li trascinasse inconsciamente nel fango.
— Non capisce, mormorò, non capisce...
E fuggì a tentoni giù per la scala.
Mentre scendeva lo sportellino si apriva e una voce disse: