Non aveva forse ragione donna Vittoria? Egli non toglieva nulla a quell’uomo volgare e materialone.
Un giorno intese replicati colpi di pistola e chiese che cos’era.
— È il barone che si esercita al bersaglio nella serra, rispose la baronessa guardandolo fiso. Perchè poi? soggiunse alzando le spalle. Vi sembra possibile che un uomo come quello si batta? Se mi dicessero che egli ha assassinato, lo troverei più credibile.
Quella libertà, grave di pericoli e di minaccie, simile alla calma prima del temporale, creava intorno a Zaverio un ambiente irritante.
Se il barone fosse rimasto tranquillamente, dissimulando la diffidenza, a far da terzo nei loro colloqui, la sua presenza avrebbe mantenuto la conversazione sul terreno delle piccole realtà, delle ciarle senza conseguenza. Le volgarità del marito, avrebbero, alla lunga, nociuto nel concetto di Zaverio anche alla moglie. Se invece egli si fosse ecclissato interamente, questa sua fiducia dignitosa e generosa avrebbe tenuto in rispetto Zaverio che già gli era obbligato. Ma il marito aveva scelto di tutti i partiti il peggiore e il più odioso: quello di far sentire, di minacciare tacitamente la propria gelosia senza imporla. Si era nascosto quanto occorreva per lasciar libero il campo alla sua accusatrice implacabile, non abbastanza per affermare la propria autorità sopra di lei. La sua assenza tradiva una vigilanza meschina, sospettosa. A poco a poco Zaverio si avvezzò a considerarlo nei giudizi e coi criteri di donna Vittoria, a partecipare un poco al suo disprezzo: quell’uomo che davanti alla sua donna non era buono di tener alta le fronte e che la insidiava di soppiatto — che se n’era impadronito di sorpresa e la padroneggiava ora nell’ombra — gli diveniva increscioso — la sua custodia gli sembrava una bassa tirannia. Certi momenti sentiva un vivo prurito di andar dritto da lui a provocare il suo risentimento, a gettargli in viso il proprio; certi altri la dolorosa passione di quella donna lo indegnava e la pietà prendeva in lui una violenza così simile a quella dell’amore che avrebbe voluto, a costo della vita, strapparla a quel giogo indegno di lei e portarla lontano — in luogo dove potesse essere donna e madonna.
Vittoria aveva da giovinetta sfogliato alcuni vecchi poemi e rammentava volentieri le storie di donne prigioniere dei mostri nelle quali trovava analogia con la propria.
Un giorno accadde a Zaverio di sclamare:
— Ma quegli eroi là erano ben fortunati al nostro confronto: era possibile allora essere un eroe.
— Perchè?
— Perchè bastava uccidere il mostro, mentre adesso....