VII.
Contuttociò l’indomani mattina, alle dieci in punto, Zaverio arrivò al villino di Ruoppolo — come un buon soldato smanioso di affrontare il pericolo. E spingeva la bravura fino a parere un dappoco.
Concetta gli aperse prima ch’egli tirasse il campanello e lo menò dritto nel salottino della baronessa — che si faceva pettinare.
Donna Vittoria lo ricevette freddamente; lo invitò a sedere e stette silenziosa, ammantata nell’accappatoio, fiera come un’antica matrona.
Concetta terminò di annodare le treccie della signora e poco dopo uscì.
Rimasero soli.
Zaverio domandò:
— Volevate parlarmi?
— No.
Parve a Zaverio di sentir la voce del barone.