— Ah voi date del tu a della gente che non conoscete? e la menate in casa. Io vi assicuro — e me n’intendo — che il duca è un gentiluomo davvero: per caso ce n’è uno fra i vostri amici — per puro caso. Però farete bene a metterlo alla porta. Provate.
E lo lasciò con un riso di scherno.
VI.
Qualche giorno dopo, Zaverio, arrivando al villino, vide sulla porta di strada il calesse della signora. In sala trovò il barone in abito di passeggio che si accomodava la cravatta davanti ad uno dei due grandi specchi, e senza voltarsi, gli disse trionfalmente:
— Caro mio, ti chiediamo perdono, siamo sul punto di fare una giterella piuttosto lunga. Io devo recarmi dietro Capodimonte a visitare certi poderi che comprai e la baronessa ha la bontà di accompagnarmi.
— Ma il duca potrebbe venire con noi, disse la baronessa uscendo frettolosa dalle sue stanze con una sollecitudine che fe’ inarcare le ciglia al marito.
Poi, senza dargli tempo a rispondere, disse a Zaverio:
— Non ricuserete, spero, di farci compagnia; favorite, soggiunse dandogli ad abbottonare il suo guanto.
E mentre il capitano stringeva, guardandolo con timida riverenza, il suo polso rotondo e vigoroso, ella volgendosi al barone:
— Pregatelo dunque voi di venire.