Soltanto aggiunse freddamente:

— Ma il barone qui non mi lascia far nulla.

Egli prese la cosa per il suo buon verso e, rasserenandosi, tutto ringalluzzito:

— Oh, io lo confesso, sclamò, non so come si possa farsi servire da una donna — e non ammetto che la si faccia lavorare — se stesse in me proibirei a tutti i poveri di prender moglie.

— Che ne dite? domandò la baronessa a Zaverio con uno sguardo indefinibile.

Egli non rispose.

Da quella sera in poi Zaverio incontrò quasi sempre il barone: od era già in sala quando egli entrava o veniva poco dopo.

Singolare però: la sua presenza non che aumentare, scemava il riserbo di donna Vittoria. Dava più che mai in istravaganze, ella si faceva col capitano più espansiva, quasi cortese. Gli rivolgeva sempre la parola, lo ascoltava con attenzione e gli rispondeva con premura senza ombra d’ironia.

Ma, a quattr’occhi, tutte queste garbatezze cessavano e tornava il primo rigore, i modi bruschi, i sarcasmi.

Soli, del resto, non restavano più che assai raramente.