Una di quelle farse sinistre che spesso finiscono male.
Tutti erano invasi da un feroce umorismo.
Il solo barone, solennemente ubbriaco, sopraffatto, taceva in mezzo alla burrasca di scherno che gli rombava dintorno.
— O scommettere o tacere, ripetè il pittore.
— Tengo per il Carminati, strillò colla sua voce femminea il giovinetto Campoluongo.
— Ed io per il barone, disse l’avvocato Varriale.
— Una scommessa? domandò il barone che finalmente aveva capito.
— Fissate voi la posta, soggiunse Carminati. È inteso che voi fornirete, per ciò che vi spetta, i mezzi di giudicare. Jomelli sarà il mio perito, accetti?
— Perbacco, sclamò il marchese sbellicandosi dalle risa, orsù barone le vostre condizioni.
Di Ruoppolo, sempre più ottenebrato, ricascava nelle sue riflessioni.