S’annoiava, s’indispettiva di tutta quella sublime malinconia che egli non capiva.

Anche il fuoco languiva nel camino della stanza, faceva buio; la donna, intenta alle sue faccende, erasi dimenticata di recargli un lume.

Dopo una lunga mezz’ora intese finalmente un passo leggiero e lento lento avvicinarsi: poco dopo vide nel vano di una porta, in faccia a quella per cui era entrato, apparire una figura di donna.

Si volgeva intorno come chi cerca qualcuno, ed esita a farsi innanzi.

Gustavo s’alzò e fe’ un inchino.

Essa venne dritta alla sua volta; pareva una giovinetta; quando passò innanzi al camino, Gustavo potè accorgersi al fioco riflesso della brace che essa portava il tradizionale guarnello rosso del paese, e ne conchiuse che fosse una contadina al servizio della casa. Però rivolgendosi a lei con famigliarità la salutò in francese:

— Buona sera, bella ragazza.

— Buona sera.... ma perchè mi chiamate così? — disse anche lei in francese con accento valdostano: — mi conoscete?

Gustavo fu un po’ sconcertato nella sua galanteria da quella franchezza montagnola, e tanto per dir qualche cosa rispose:

— Io no, e voi?