Ma non morì. Egli guarì invece dopo alcuni mesi e così perfettamente che anche la sua bizzarria scomparve.

Il tiranno di via Nizza è adesso ammogliato, e poche mogli possono al pari della sua vantarsi della docilità del marito.

DA UNO SPIRAGLIO

I.

Quando dimoravo nell’Astigiano tutti i mercoledì d’ottobre mi recavo a Martinengo a passare la giornata col cav. G... consigliere d’appello.

Prima e dopo il desinare, che all’uso monferrino facevamo verso il mezzodì, si stava, il cavaliere ed io, in un suo orticello queto e raccolto nell’ombra vasta di due noci grandissimi. E passeggiando il sentieruolo fatto soffice dal muschio e per le foglie cadute, si discorreva a mezza voce, come due cospiratori, di cose tanto interessanti quanto poco positive. Il cavaliere (non fo il nome perchè oramai uno si compromette colla fede quanto una volta coll’ateismo) il cavaliere G... è giunto come Cartesio ad affermare per via di negative: le sue credenze sono tutte risaldate a un principio: accettata una, bisognava accettare anche le altre; coscienzioso e scrupoloso in fatto di prove, non c’era pericolo si lasciasse adescare dalla fantasia. Forse scambiava talvolta le ragioni della mente con quelle del cuore, ma in tal caso il suo argomentare diveniva, per me almeno, più che mai irresistibile.

Il discorso cadeva sovente sopra un problema formidabile: — l’ineguaglianza originaria degli uomini.

Era questo l’intoppo più grave contro cui venivano a urtare le mie credenze, ed io lo lanciavo volontieri con tutta la forza della mia eloquenza fra i piedi del cavaliere perchè mi aiutasse a rimoverlo.

Ma quando avevo sciorinato tutte le mie eccezioni, egli sereno ed imperturbabile rispondeva: