Egli la costrinse poi a visitare le rovine dell’antica città dorica senza risparmiarle una sola pietra. Tornando indietro dalla Basilica, egli volle prendere una scorciatoia e Bettina rimase impigliata fra i rovi e le liane aggrovigliate che ingombravano il terreno tutt’intorno.

Invano Riccardo s’impazientiva; ella non riusciva a strigarsi; la veste le cadeva a brani; egli dovette ritornar indietro, sollevarla fra le braccia e portarla fuori. Ciò lo irritò maggiormente.

All’osteria Bettina chiese un ago e del filo per rassettarsi un po’ gli abiti; ma Riccardo non la lasciò finire e, menando fuori il legno sulla strada, disse:

— Su, su, che Giovanni ci aspetta.

E non parlò più.

Il sole tramontava gettando fra le stoppie della squallida maremma una luce sanguigna.

Il legno andava a furia dietro l’ombra che gli si allungava dinanzi.

Riccardo mozzava rabbiosamente colla frusta quelle nappine che i suoi colpi del mattino avevano lasciate malinconicamente ripiegate sullo stelo.


A casa, trovarono Giovanni che stava male e s’era buttato sul letto. Al saluto di Bettina rispose soltanto: