Finalmente un vecchio portinaio le disse che la duchessa viveva col figlio in campagna.

Corse al luogo indicato: seppe, arrivando, che Zaverio era malato di una malattia misteriosa e che sua madre non lo faceva vedere da nessuno.

La condussero ad un abituro appena decente. Là chiese invano d’essere introdotta.

Non si disanimò per questo: andò a smontar ad un’osteria dei dintorni; più tardi si ripresentò. Fu di nuovo respinta.

Allora sedette sopra un banco di tufo accanto alla porta, risoluta di non muoversi di là finchè non la facessero entrare.

Spirava un vento freddo e gagliardo che le gettava nel viso delle folate di polvere: ella rabbrividiva, non s’accorgeva di nulla.

La sua persistenza sortì l’effetto.

Finalmente la porta si riaperse, ricomparve la vecchia che per due volte le aveva rifiutato l’ingresso e stavolta le fe’ segno d’entrare.

Una vecchia signora, nella quale Vittoria riconobbe subito la madre di Zaverio, la ricevette in un tinello a terreno; non le disse di sedere, la lasciò appena varcar la soglia, le chiese bruscamente il suo nome.

Donna Vittoria glielo disse.