Egli tuttavia tentò di rivoltarsi.
— E se io non volessi aspettar questo incontro?
La baronessa crollò il capo.
— Ragazzo, pensate un po’ se io vi avrei scoverto il mio gioco se vi restasse la menoma probabilità di fuggirmi! Guardate: di qua, donde siete venuto, due solidi usci chiusi e sprangati, sprangate le finestre: e di là, nell’anticamera — il barone, il quale, avvertito della vostra presenza da Concetta, che finge tradirmi, vi aspetta e verrà a cercarvi. Nella casa nessun altro che noi e i miei due servi, che vi odiano solo perchè io vi odio e che v’ammazzerebbero se io lo volessi: il barone ha stassera, per suggerimento di Concetta, allontanati i suoi. Ora se preferite essere ucciso come un ladro all’aspettare qui come un uomo aspetta un altr’uomo, uscite. Provate di intenerire il barone, di chiedergli perdono.... ma dubito vi riesca; è tanto vile colui! Concetta gli ha detto che voi eravate venuto per rapirmi, per condurmi con voi.... egli non vi perdonerà; vi avrebbe perdonato il disonore — non il tentativo di rubarmi alla sua vanità.
Zaverio trovò nel proprio orgoglio tanta fermezza da soggiogare gli affetti che lo agitavano, si fe’ calmo come non era mai stato con lei, tornò lentamente a sedere ed incrociando le braccia disse:
— Venga dunque, io l’aspetto.
La sua fermezza scosse donna Vittoria.
Zaverio soggiunse:
— Vostro marito non è di quei che si battono; si sbrighi dunque ad assassinarmi.
La baronessa lo guardò in silenzio con grande attenzione.