— Il povero duca si è stancato di aspettare le vostre vendette.
Lo sforzo che in quell’ora fece donna Vittoria per contenersi fu veramente straordinario. Appena rimase sola diè in ismanie da non dirsi. Poi chiamò l’un dopo l’altro, Concetta e Gabriele, i ministri passivi della sua volontà e diè loro alcuni ordini.
XII.
Zaverio aveva anticipata di due giorni la propria partenza. L’ultimo colloquio colla baronessa l’aveva persuaso dell’urgenza di sottrarsi a una passione per cui provava una ripugnanza di poco inferiore all’attrattiva.
Perciò aveva pregato sua madre — la quale figurarsi se accondiscese — di trovarsi pronta per la sera seguente.
Il battello partiva alle dieci e intanto, per togliersi, nella giornata che gli restava, ogni possibilità di tornare al villino di Ruoppolo, aveva scritto quel biglietto al barone.
La giornata gli parve interminabile. Non uscì di casa; ma era sulle spine, aveva la febbre. La madre se ne accorse ma non gli disse nulla. Comprese lo sforzo ch’egli faceva, rispettò il suo dolore — solo cercò di confortarlo raddoppiando le sollecitudini e le tenerezze.
Finalmente la sera s’appressava.
Zaverio s’affacciò alla finestra, volse uno sguardo al piano liscio del golfo che fra poco egli avrebbe solcato, poi un altro più lungo e più penoso al villino di Ruoppolo che spiccava bianco fra gli alberi e mormorò:
— È finito.