Il quinto volume delle Memorie del principe di Metternich non so se sia più importante dei precedenti in riga di politica, ma è certo il più curioso di tutti, specialmente per gl’italiani. Infatti, la curiosità generale vi è stuzzicata da frammenti di memorie della principessa Melania, terza moglie del celebre Cancelliere; e la curiosità politica, specialmente per noi, da tutto quello che si riferisce ai moti del 1831.

Lascio stare la politica, anche storica che non è di mia competenza qui, e vi prego di dare un’occhiata ai brani staccati dal Giornale della principessa; staccati, ahimè, con molta, con troppa parsimonia. Anche qui il pubblicatore, troncando e tagliando, fa nascere nei lettori il sospetto che tutta la fisonomia della illustre dama non si trovi nei pochi segni mostrati al pubblico. Che questa pubblicazione sia fatta con un intente, spiegabile, ma poco imparziale, di glorificazione postuma dell’antipatico cancelliere, è già stato detto e provato. Ora è confermato dalla severa misura con cui ci sono date le poche pagine del Diario della principessa. Diario che, secondo la prefazione, consta di trenta volumi in quarto, di scrittura minutissima. Anche qui, dunque, siamo sicuri che non ci è offerto se non ciò che può servire all’apoteosi del principe. A questo intento quelle brevi pagine sono troppe, perchè inutili; per l’interesse generale della biografia e della storia, sono invece poche, e poco sincere perchè amputate.

Ad ogni modo non cessano però d’esser curiose, e senza dubbio sono la parte meno pesante di questi pesantissimi volumi.

La contessa Melania Zichy Fèrraris non era più d’una giovanetta appena pubere, quando il principe di Metternich due volte vedovo, le diede il suo nome ed i suoi sessant’anni. E’ molto difficile che l’amore le abbia fatto accettare la mano grinzosa del vecchio diplomatico, il quale, a buon conto, aveva in casa due figlie da marito. E’ troppo facile capire da quali sentimenti sia stata mossa la gentildonna che era in età di comprendere il passo che faceva.

Certo, a quel tempo, il gusto di sentirsi chiamare principessa di Metternich doveva essere tale da far superare parecchie delicate ripugnanze femminili; ma questa indagine dei perchè, non sarebbe qui al suo posto.

Le nozze avvennero nel 30 gennaio 1831 ed è a quella data che ci è permesso di leggere qualche riga del diario della principessa. «Ho cominciato la mia giornata confessandomi al Padre Schmitt; poi tutti, con mio padre, ci comunicammo nella cappella degli Scozzesi. La mattina, Clemente (il principe) venne a portare i miei diamanti che sono bellissimi e benissimo legati. Alle sei andammo a colazione da Clemente con Adele e Guglielmo Taxis, poi mi misi in gala, veste di pizzo, diamanti, velo e corona di mirto che la zia Lichnowsky m’aveva mandato da Gratz. Era venuta una folla di gente per vedermi. Chiesi ai genitori la loro benedizione, poi andammo in carrozza dal Nunzio, presso al quale era riunita la famiglia intera. C’erano più di novanta persone ed il Nunzio ci unì e ci fece un bel discorso. La cerimonia non durò molto ed insomma tutto fu assai bello e conveniente, eravamo appena in casa che tutta Vienna accorse e le nostre sale rigurgitavano di gente. Feci quel che potevo per far buona impressione a tutti e tutti furono buoni per me. Cenammo in famiglia, poi la mamma mi accompagnò nella mia nuova dimora».

Io domando se queste sono le emozioni ed i sentimenti della fanciulla che si trova finalmente in faccia a quella incognita desiderata e temuta, a quel terribile e dolce mistero del matrimonio? S’intende bene che alla gran dama non si chiede la confidenza degli intimi spaventi del pudore e della delicatezza, ma s’intende anche che in un giorno come quello è per lo meno strano rimaner colpiti soltanto dalle pompe esteriori, dalla corona di mirto, senza badare al loro profondo significato, sarebbe abbastanza strana l’impressione d’un soldato che di una carica sanguinosa non ci ricordasse altro che le stonature della tromba. Io chieggo a tutte le signore che non hanno sposato un principe di sessantanni, se del giorno delle nozze non conservano altre memorie che quelle del vestito e del velo. Io domando a tutti se questa bella dama che pronuncia il irrevocabile davanti al suo Dio, ami davvero l’uomo che le porge il simbolico anello. Le signore, e anche le signorine, rispondano.

Più tardi la principessa diventerà ammiratrice fanatica del marito e consegnerà al suo diario le espressioni vivaci del proprio entusiasmo. I figli, la sua rosea Melania che le sorride cogli occhi azzurri, le ispireranno alcune di quelle frasi che non possono esser indovinate che dalle madri: ma pel marito non c’è altro che l’ammirazione. O che i pubblicatori le abbiano soppresse, o che in fatto ne’ diari non ci siano, cerchereste inutilmente quelle parole care che sfuggono alle donne innamorate per quanto cerchino di custodire gelosamente il segreto. Il principe sessagenario può sforzarsi di esser marito quanto gli pare, l’affetto che gli si restituisce è filiale, non coniugale.

Del resto il principe doveva preferire senza dubbio una moglie piena di sentimenti di venerazione ad una ardente di amori giovanili. Egli stesso l’educa al nuovo stato, e si vede chiaro che la spinge a farsi amministratrice della casa e propria intendente. I vecchi sono quasi sempre egoisti; figurarsi poi quel Metternich che aveva altro pel capo che le sensibilità romantiche del suo tempo! La principessa attribuisce a fortezza d’animo i suoi sonni tranquilli nei momenti più gravi, come in quella notte che fu l’ultima per l’imperatore Francesco. Sarà: ma l’aridità dell’egoismo potrebbe entrarci per qualche cosa.