Ottobre 78.

Devotiss. tua MATILDE SERAO

VITA NOSTRA.

Ad un menestrello.

Chi sa! Nacque in quel boschetto di rose che si chiama la Provenza, in quella Provenza così bella che dovrebbe appartenere all'Italia; forse nell'ardente Sicilia, l'innamorata del sole, i cui figli hanno nel cervello un atomo speciale, raggio di luce o scintilla di lava; o forse nella Spagna, paese dei caldi amori, delle belle donne e dei vini poderosi…. chi sa! Ed il sole, il vulcano, le donne, le rose, l'amore han fatto cantare il troviero. Vincenzullo di Alcamo gli ha insegnato il metro, e sirvente, tarantelle, lai, virelai, cavalloggie, spagnole, hanno deliziato le nobili dame. Clemenza Isaura ha sottoposto a lui molti quesiti della sua corte d'amore; Ruberta, castellana di Monfort, gli ha donato una ricca collana e, premio maggiore di ogni altro, gli concesse la bellissima mano a baciare.

Il menestrello ha cantato l'amore delle nobili donne, il valore dei prodi cavalieri—molte bionde fanciulle diventarono pallide per lui, e molti visi bruni diventarono di fuoco; egli sorride, ama, canta e parte. Fino a che una gelosa donzella gli dà un filtro, che ebbe da una vecchia strega, ed il menestrello cade addormentato per cinque secoli.

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Triste risveglio nevvero? Tu, menestrello, sei sempre quello di una volta ed invece ti hanno cangiato il tuo mondo: non vi sono più castelli, sibbene grandi hôtels dove l'ospitalità costa sette franchi al giorno per la camera, cinque pel pranzo ecc. ecc. Nè si può viaggiare in Italia senza il biglietto di circolazione, ammeno che non si preferisca il velocipede; non vi sono più corti d'amore, le donne pensano alle interpellanze pei loro diritti civili. I lunghi guanti proibiscono il baciamano; e l'uso della veloutine e della poudre rose non fa più distinguere il pallore o il rossore; le collane si accettano, non si donano più. I cavalieri moderni pensano a diventar… commendatori; armi non ce ne sono più, si usano i processi. Tu, menestrello, rimani sorpreso, addolorato, gridi che questo è un delirio, una pazzia, dici che vi è ancora del buono e del bello, che ci è la fede, il sorriso, la lagrima e questo e quest'altro ancora… bah! I giovani non ti danno retta, le fanciulle sorridono, calcolando quanto renda la professione di avvocato di fronte a quella di medico. La gioventù è scettica, e tu ti sei risvegliato troppo tardi in un secolo troppo nuovo.

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Scettico, cioè uno che crede. Non è un paradosso. Significa essere giunto al culmine di ogni gioia ed al fondo di ogni dolore, avere con ansia dolorosa ricercate le fonti del vero, dubitando malinconicamente di non ritrovarle, aver detto: Questa qui è menzogna, e l'altra, e l'altra, e l'altra ancora—poi ad un tratto, avere scoperto l'oggetto della fede! Chi lo trova in sua madre, chi nella natura, chi nel suo cane, chi nel proprio ingegno, ed intanto costui è uno scettico perchè non crede alle convenzioni, alle falsità sociali ed alle umane bugie. Questo sentimento non esiste assolutamente, esclusivamente, senza eccezione: lo scettico moderno può negare l'ingenuità della giovinetta e credere alla fedeltà del suo cane, negare l'immortalità dell'amore e credere in quella delle sue opere—non vi sono dunque semiscettici. È lo scetticismo che è un semi-sentimento.