—Tu dimentichi di perdonarmi, Emma—disse egli con voce in cui combattevano il dolore e la passione.

Essa si rivolse d'un tratto e gli gittò le braccia al collo, soffocata da quell'amore che rinasceva fra loro gigante.

—Non te ne vai più, mai più, cara?

—No, no; manda a prendere il ritratto della mamma, Guido.

FRUTTA.

O diva Pomona!

….. E malgrado i reclami delle pallide e malinconiche lettrici, dei pensosi e disillusi giovanotti, io dirò il fatto mio ai fiori. O che forse realmente la giustizia se ne sta serrata in un certo portafoglio e non ne esce mai per non raffreddarsi? Alle volte ho delle idee umanitarie—solo Dio senza difetti—e quantunque dovessi andare incontro al poco piacevole titolo di filantropa, pure non posso lasciar passare….. il capriccio della gente. Capisco che non sarò ascoltata e che le cose proseguiranno identicamente il loro corso molto forzoso; ma in questi tempi in cui tutti parlano e nessuno ascolta, non sarà poi un gran male. Capisco che diventerò impopolare pei miei gusti prosaici; ma la popolarità è un segno di debolezza nel potere, dice il filosofo. E quindi senza pensarvi più che tanto, addossandomi le conseguenze del mio articolo, entro in materia. Era tempo, nevvero?

* * *

Giorno per giorno, ora per ora, da tempo immemorabile, sempre e dappertutto, si preferiscono i fiori alle frutta; non si parla che dei primi, non si vuole che essi. I fiori prendono parte intima a tutti i nostri avvenimenti lieti o dolorosi; alimentano, fanno crescere e prosperare l'amore, sostengono la bellezza, aiutano la scienza, entrano da per tutto; con essi si parla, si esprime ogni sentimento, si fanno dichiarazioni di amore o di guerra; ci servono sulla culla, sull'altare e sulla tomba. Sempre i fiori: dal principio alla fine della vita non vi sono che fiori, con le debite spine, s'intende.

E non parliamo della poesia! vera, assidua, clamorosa réclame dei fiori. La rosa avrà ricevuto non so quanti milioni di versi e vi assicuro che ne è stufa; la violetta mi diventa civettina a furia di sentirsi dire che è modesta; il giglio usa un po' di cipria per mantenersi della solita immacolata bianchezza e la camelia è nervosa, batte i piedi a terra per la rabbia e va dal profumiere per non ascoltare più che è senza odore—i fiori diventano i fanciulli viziati della società e, saliti in superbia, si permettono di ammazzare tranquillamente le persone, come nelle poesie di Aleardi e nei romanzi di Emilio Zola.