Questi serbatoi ultimati, sparirà ancora una gran parte dei terreni incolti (Rod) e da quanto si può sin d'ora prevedere mancheranno poi le braccia a lavorare le nuove terre, giacchè la parte araba (fellah) è già in deficienza al presente.

Oggidì la maggioranza dei proprietari possiede grandi estensioni di terreno ed in prima linea figura il governo egiziano. Vi sono proprietari che posseggono sino a dieci mila feddani (il feddano equivale a 42 are), costituenti una rendita annua minima di ottomila lire egiziane, corrispondenti a 208 mila lire italiane. Malgrado ciò la vita che conducono questi signori arabi è ancora assai primitiva; non vogliono servirsi del loro denaro, nè impiegarlo e tengono perfino trecento mila franchi in oro ammassati in casa, mentre il loro pasto quotidiano consiste ancora in pane arabo e fave.

I figli loro non ricevono educazione di sorta, specialmente morale, sostituendosi a questa le massime di loro religione piene di fanatismo e di fatalismo pernicioso.

Il contadino in Egitto, in apparenza così miserabile (il che ha indotto in errore altri scrittori che hanno trattato e che trattano delle condizioni dei contadini in Egitto) ha nulla da invidiare dello stato materiale dei nostri.

Il contadino egiziano (fellah) gode la vera libertà; non ha bisogni ricercati per il suo genere di vita; si fa la sua galabiá (veste lunga ed ampia) una volta all'anno per le feste del Ramadan (digiuno) che succedono immediatamente dopo la quaresima musulmana; vive in case costruite colle proprie mani (fango e paglia); una sola caldaia serve talvolta per il desco di più famiglie; il pane che lo nutrisce viene preparato una volta per settimana, limitandosi, se duro, a rammollirlo nell'acqua prima di mangiarlo; dalle terre che coltiva raccoglie grano, fave, cipolle; è quanto basta per avere il suo nutrimento; non beve vino vietandolo la sua religione, ed in quanto alla salute non conosce che il nascere ed il morire.

Nei bambini, la mortalità raggiunge i tre quinti; ma quelli che sopravvivono sono a tutta prova.

Le cure materne si limitano al semplice allattamento, poichè nel resto vengono abbandonati alla natura, la quale, assoggettandoli all'acqua, al sole ed a qualsiasi intemperie li alleva robustissimi; difficilmente si vede fra i contadini arabi un rachitico di qualsivoglia genere.

Il fellah nasce come natura vuole, e non è raro il caso che una donna partorisca sulla sponda di un canale e, lavato il neonato, torni alla sua casa, come nulla fosse avvenuto.

Il contadino (fellah) non paga tasse dirette; egli tiene sempre diversi capi di bestiame, pecore, capre, somari (bourik), cavalli e bufale; anzi da queste ultime ricava il latte pel burro e formaggio.